Rifiuti Spa: le nuove frontiere dei traffici internazionali 

1/02/2024 - I traffici illegali di rifiuti sono, sempre di più, una delle attività privilegiate dalla criminalità ambientale, anche a livello internazionale. Lo dimostrano i risultati di inchieste importanti, come l’operazione Black Steel, coordinata dalle Direzioni distrettuali antimafia di Milano e Reggio Calabria, insieme agli Uffici giudiziari di Monaco, grazie alla quale è stato scoperto che quasi 100 milioni di euro, legati a traffici illeciti di rifiuti, erano transitati sui conti di società italiane ed estere (tedesche e ungheresi) per essere “ripuliti” e reinvestiti in altre attività, prevalentemente illecite. Ma è quanto emerge anche dal contributo del Comando Carabinieri per la tutela ambientale e la sicurezza energetica e da quello dell’Agenzia delle dogane, pubblicati nel Rapporto Ecomafia 2023, in cui vengono disegnate le nuove frontiere internazionali della “Rifiuti Spa”.  

Secondo l’analisi elaborata dal Comando tutela ambientale nel secondo capitolo del Rapporto (scaricabile qui), la decisione di intraprendere un commercio di rifiuti all’estero se da una parte è una scelta economicamente vantaggiosa (poiché i costi di smaltimento vengono abbattuti), dall'altra rappresenta una delle soluzioni migliori per eludere i controlli sulla filiera del riciclo.  

Ad essere maggiormente trafficati sono i rifiuti pericolosi, la plastica e i Raee (da apparecchiature elettriche ed elettroniche), in generale scarti privi di facile collocazione, soprattutto in termini di costi. I materiali di scarto partono dall’Italia per arrivare prevalentemente in Africa (in particolare Marocco, Ghana, Burkina Faso, Senegal e Mauritania) e in alcuni Paesi dell’Est Europa (Bulgaria, Romania, Serbia, Macedonia, Kosovo, Croazia, Slovenia, Repubblica Ceca e Polonia), di solito spacciati per materiali end of waste o addirittura come prodotti semplicemente usati. L’ecomafia “made in Italy” trova terreno fertile, poiché agisce con l’appoggio di strutture criminali straniere e con il supporto di agenzie di intermediazione, organizzando così il trasferimento dei rifiuti verso altri territori, soprattutto in Paesi che presentano normative più permissive oppure perché privi di effettive capacità di controllo.  
Sono gli stessi scenari che emergono dal contributo al Rapporto Ecomafia curato, come sempre dall’Agenzia delle dogane.  Il 95% dei sequestri, avvenute principalmente nei porti di Napoli, Salerno e Genova, ha riguardato merci in esportazione; i rifiuti metallici sarebbero dovuti arrivare in India e Pakistan, mentre quelli di gomma a diversi Paesi africani e alla Turchia. I rifiuti elettrici ed elettronici (che rappresentano il 26% dei materiali bloccati alle frontiere, in forte crescita) erano invece destinati a Singapore, alla Thailandia e di nuovo ad alcune nazioni dell’Africa, “interessati molto spesso – scrive l’Agenzia - da fenomeni di destabilizzazione politica ed economica”.  

Vista la complessità e la pervasività del traffico di rifiuti a livello internazionale, e più in generale dei crimini ambientali operati oltre i confini di un Paese, risulta di fondamentale importanza una visione comune sulla legislazione, a partire dall'Unione Europea. Risposte positive dovrebbero arrivare nei prossimi mesi con l’approvazione della riforma della direttiva europea contro i crimini ambientali (98/2008), prevista entro la fine di febbraio, e della revisione del Regolamento CE n. 1013/2006 (“Regolamento sulle spedizioni dei rifiuti”), che stabilisce meccanismi di controllo per l’esportazione e l’importazione di rifiuti tra l’UE e Paesi terzi, ma anche le spedizioni tra stati membri, in votazione al Parlamento europeo nel prossimo mese di aprile.