EX ILVA – TARANTO: la Cassazione conferma risarcimento a Legambiente 

12/02/2024 - La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza civile che ha riconosciuto a Legambiente il risarcimento del danno in quanto parte civile nel processo penale a carico dell’ex Ilva per il reato di getto pericoloso di cose, connesso alle emissioni di sostanze varie dall'area a caldo dello stabilimento di Taranto. 

La sentenza, depositata il 26 gennaio, accogliendo le tesi di Legambiente (difesa dall'avv. Massimo Moretti), ha rigettato il ricorso proposto da Fabio Riva, nella qualità di erede di Emilio Riva, patron di ILVA S.p.A., e Luigi Capogrosso, ex direttore dello stabilimento ex Ilva di Taranto, contro la sentenza n. 144/21 della Corte di Appello di Lecce (che a sua volta aveva confermato la sentenza di primo grado del Tribunale di Taranto).  

I reati commessi da Riva (padre) e da Capogrosso – secondo le sentenze – hanno offeso l’integrità del territorio sotto l’aspetto della vivibilità ambientale, che rappresenta lo scopo statutario di Legambiente. L’emissione dallo stabilimento ILVA di grossi quantitativi di polveri ed altre sostanze verso i quartieri cittadini circostanti, oltre ad offendere e molestare le persone, imbrattando di arredi urbani ed edifici pubblici e privati, ha pregiudicato l’attività delle associazioni ambientaliste e quella di Legambiente in particolare 

La sentenza di primo grado del Tribunale di Taranto (confermata per gli aspetti civili sia in appello nel 2008 che in Corte di cassazione, con sentenza del 2010) riconosceva il diritto di Legambiente al risarcimento del danno. Il procedimento penale in questione si riferiva al reato di getto pericoloso di cose per il periodo compreso tra la fine degli anni '90 e la data di sentenza di primo grado (2007), connesso alla produzione industriale, con particolare riferimento alle immissioni di sostanze inquinanti provenienti dall'area a caldo.   

“La sentenza – spiega Lunetta Franco, presidente di Legambiente Tarantonel rigettare l’impugnazione proposta dall’erede di Emilio Riva e dall’ex Direttore di stabilimento, conferma una volta ancora l’incessante impegno dell’associazione e di tutti i volontari a tutela del bene ambiente nell’ambito della Città di Taranto, con particolare riferimento alle problematiche poste dalle emissioni di sostanze inquinanti dello stabilimento ex Ilva”.   

“La sentenza della Corte di Cassazione – spiega l’avvocato Massimo Moretti – rappresenta un importante risultato su scala nazionale per il mondo ambientalista e per l’associazione Legambiente. Si tratta di un provvedimento che, nel riportarsi alla prevalente giurisprudenza sia della Corte di Cassazione che del Consiglio di Stato e della Magistratura Contabile in materia di risarcimento in favore delle persone giuridiche, conferma i principi chiaramente esposti dalla sentenza di primo grado e i requisiti necessari per poter ritenere provato anche in sede civile il danno subito dall’associazione costituitasi parte civile in esito alla commissione di reati che hanno inciso sull’ambiente”.   

Legambiente intende utilizzare il risarcimento di 30mila euro stabilito in proprio favore, una volta che sarà faticosamente riscosso, visto che i soggetti condannati al risarcimento non hanno sino ad oggi mostrato alcuna volontà di saldare il proprio debito, per iniziative destinate alla comunità di Taranto: “Intendiamo investire in formazione, in iniziative sul territorio jonico che, unite alla nostra attività di studio, denuncia e proposta possano contribuire al consolidamento, soprattutto nelle nuove generazioni, di una cultura ambientalista capace di premiare lo studio e l’approfondimento delle tematiche ambientali”, dichiara Daniela Salzedo, direttrice di Legambiente Puglia.  

Le proposte di Legambiente  
 Legambiente ha sempre affermato la necessità di rendere obbligatoria la valutazione preventiva dell’impatto sanitario (VIS), per stabilire se e quanto si possa produrre senza compromettere la salute degli abitanti, oltre che dei lavoratori, di Taranto. Inoltre, secondo l’associazione è necessario definire linee guida nazionali di politica industriale per orientare le scelte delle imprese verso decarbonizzazione e innovazione dei processi produttivi; prevedere la costruzione solo di forni elettrici e impianti per la produzione di DRI (preridotto), che abbattono le emissioni inquinanti e sono pronti alla rivoluzione dell’idrogeno verde.   

Il video reportage “Taranto dopo il carbone”:    

“Taranto dopo il carbone” è un reportage video di 18 minuti sul futuro della siderurgia che racconta in che direzione si stanno muovendo gli altri Paesi e i colossi internazionali per abbattere le emissioni nei prossimi anni. Il docufilm cerca di capire se la decarbonizzazione degli impianti attraverso le nuove tecnologie possa applicarsi anche all’ex Ilva di Taranto. Per farlo Legambiente ha parlato con manager di grandi aziende del settore, con chi sta producendo i prototipi di prossima generazione all’estero e con chi vive ogni giorno la situazione difficile di Taranto, dalle associazioni dei cittadini fino alle istituzioni locali che si occupano della difesa della salute e dell’ambiente.    

   *Il video reportage integrale è distribuito in Creative Commons BY-NC-ND 4.0, può essere liberamente pubblicato e diffuso dai media senza essere modificato, trasformato o usato a scopo commerciale.