Ciclo illegale dei rifiuti: applicati i nuovi delitti
I nuovi delitti contro abbandoni e spedizioni illegali di rifiuti sono entrati in vigore dallo scorso mese di agosto, attraverso il cosiddetto decreto “Terra dei Fuochi”, convertito in legge ai primi di ottobre. E non si fanno attendere i primi risultati, grazie alla loro applicazione. Il 9 settembre, in provincia di Bari, precisamente nelle campagne di Sannicandro di Bari, i carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) scoprono l’esistenza di un vero e proprio “forno” di rifiuti a cielo aperto, dove vengono fusi 500 chilogrammi di piombo, da rivendere in “panetti” sul mercato. Due gli arresti. Passano pochi giorni e il 29 settembre, in Campania, i carabinieri del Noe di Napoli eseguono il primo arresto per spedizione illegale di rifiuti: un imprenditore di Caivano aveva raccolto 370 tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi, pronti a partire per la Turchia, con destinazione finale un’acciaieria di Izmir. Gli accertamenti hanno portato alla luce quantità ingenti di rifiuti urbani e componenti meccaniche contaminate o non bonificate, da schede e cavi elettrici fino a filtri d’olio e batterie esauste, abilmente mescolati ai materiali ferrosi.
Interventi che dimostrano come i nuovi delitti inseriti nel Testo unico ambientale (gli articoli 255 bis, 255 ter, le aggravanti introdotte per l’articolo 256, quando si creano pericoli per l’ambiente, e gli artt. 256 bis e 259) abbiano già contribuito a rafforzare un sistema in cui da anni Legambiente chiedeva nuovi e più efficaci strumenti di tutela. Anni in cui, a partire dal 2022, è seguita inesorabile la crescita preoccupante dei dati raccolti dal Rapporto Ecomafia. Nel 2024 il ciclo illegale dei rifiuti ha fatto registrare più di 11.000 reati, con un aumento che nel biennio 2023-2024 raggiunge l’86%, fino allo scorso anno in larga parte di natura contravvenzionale. Fanno eccezione soltanto le inchieste legate all’applicazione del delitto di “attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti” (art. 452 quaterdecies del Codice penale).
Ora con i nuovi delitti si rischiano nei casi più gravi, di fronte ad una gestione illecita di rifiuti pericolosi, fino a 7 anni di reclusione. Il provvedimento interviene anche tramite la previsione di strumenti di indagine più efficaci per magistrati e forze dell’ordine, consentendo di disporre intercettazioni telefoniche, procedere con ordinanze di custodia cautelare, effettuare sequestri e confische, operazioni sotto copertura e arresti in differita. È prevista anche l’applicazione di sanzioni economiche per le imprese coinvolte (estendendo il raggio d’azione della legge 231 del 2001), che scattano anche in relazione a quelle responsabili dei delitti ambientali “omessa bonifica” ed “impedimento al controllo”, come chiesto da Legambiente. Nella nuova normativa è stata introdotta, infine, anche l’aggravante dell’aumento della metà della pena se dai traffici organizzati di rifiuti (art. 452 quaterdecies del Codice penale) possono derivare pericoli o danni per l’ambiente e la salute delle persone.