Dati 2014

L'aggressione al patrimonio culturale

Scavi clandestini e razzie nei siti archeologici, furti, traffico illegale di opere d’arte: è questo il core business delle organizzazioni criminali che operano nel redditizio settore dei beni culturali. Il primo anello della catena dell’Archeomafia sono i cosiddetti tombaroli, quelli che saccheggiano i siti, rubando vasi, anfore, statuine, monete e frammenti preziosi, ci sono poi i committenti e i ricettatori che si occupano di piazzare i pezzi sul mercato clandestino, infine i compratori.

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CICLO archeomafia

La filiera spesso si conclude nelle teche di importanti musei internazionali dove i pezzi sono “ripuliti” da false documentazioni che ne attestano la legittima provenienza. Lo stesso percorso vale per dipinti e opere d’arte trafugati in ville private.
Ma in Italia, che è un continuo susseguirsi di giacimenti a cielo aperto di reperti archeologici, sono quest’ultimi a rappresentare il business più florido, essendo beni sconosciuti fino al loro ritrovamento, non sono catalogati e sfuggono così alle ricerche degli investigatori.
L’archeomafia è anche un’occasione unica per riciclare denaro, utilizzare i beni trafugati come moneta di scambio per partite di droga e armi, come mezzo di ricatto nei confronti dello Stato.

Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine e Capitanerie di porto

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    CICLO archeomafia 2014

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* Con il termine "Regione" si indicano i dati relativi alle attività svolte dal Comando Tutela patrimonio culturale dell'Arma dei carabinieri non disponibili su base provinciale.